Qi Gong parco Arcadia Bareggio tecnico Filippo Scimone Panajia

Taijiquan e Qi Gong ecco perchè praticarli all’aria aperta

Con l’arrivo della primavera e dei primi tiepidi raggi di sole aumenta anche la voglia di praticare attività fisica all’aria aperta.

Tra le discipline che più ci aiutano ad entrare in contatto con la natura e con il nostro corpo, sono fondamentali il Tai Chi, l’antica arte marziale a fondamento del Kung Fu e il Qi Gong, l’arte di rigenerare l’energia vitale.

Perché è così importante praticare Tai Chi e Qi Gong all’aria aperta? Il motivo è semplice: entrambe le discipline infatti si basano sulla respirazione ed è proprio il respiro che fornisce beneficio al corpo e alla mente.

Queste due “arti” infatti sono strettamente legate alla medicina tradizionale Cinese, che si fonda sul principio di assorbire l’energia vitale dall’ambiente che ci circonda e più precisamente dalle due principali fonti energetiche che sono il Cielo e la Terra.

Con la respirazione introduciamo nuova energia nel nostro corpo e, attraverso i due principali canali Du Mai e Ren Mai, la dirigiamo verso il nostro centro ed esattamente nella zona dell’ombelico. Lì si trova Dan Tien dove il nostro respiro viene trasformato in energia vitale o “Qi” e, tramite i canali Du Mai e Ren Mai insieme ad una fitta rete di 12 canali secondari (Meridiani), viene accompagnata lungo tutto il nostro corpo rigenerando i nostri 12 organi principali.

Un altro vantaggio nel praticare queste discipline all’aperto è che utilizziamo il nostro corpo come una grossa antenna che amplifica i nostri sensi; il profumo dell’erba umida bagnata dalla rugiada, il contatto con la madre terra, i piedi nudi che diventano le nostre radici da cui assorbire energia, il cinguettio degli uccelli, il fruscio delle piante mosso dal vento… tutto questo è energia.

Il mio consiglio è di riscoprire il nostro rapporto con la natura, troppo spesso oscurato dai ritmi frenetici della nostra vita quotidiana.

Cerchiamo di rallentare, respirare e di assaporare il buon gusto della vita.

 

Articolo di Filippo Scimone Panajia con la collaborazione di Alberto De Bettin

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