IL MIO METODO DI INSEGNAMENTO DEL TAIJI

Il tradizionale metodo di insegnamento delle arti marziali consisteva nell’osservare e ripetere all’infinito la lezione del giorno del maestro e quello che lui spiegava era “legge”.

Questo portava l’allievo ad allontanarsi dalla pratica, ritenuta “noiosa”, e spesso l’allievo si sentiva sotto osservazione e in dovere di dimostrare qualcosa, generando quindi un senso di malessere di “ansia da prestazione”.

Il mio approccio all’insegnamento si evolve: il mio studio è propositivo e coinvolgente e rivolto all’ascolto. Io infatti propongo l’argomento del giorno, che potrebbe essere, ad esempio, una posizione della forma tradizionale del Tai Chi, e insieme all’allievo lo esaminiamo e lo studiamo e, se riteniamo che sia poco efficace per i giorni d’oggi, l’aggiorniamo. Sempre più spesso ho la fortuna di confrontarmi con allievi provenienti da altre discipline marziali e non solo; proprio grazie a loro lo studio diventa più accurato e costruttivo sia per chi si sta avvicinando alla pratica sia per me che la insegno, permettendomi di arricchire il mio bagaglio tecnico e formativo.

Articolo di Filippo Scimone Panajia con la collaborazione di Alberto De Bettin

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